DI SEGUITO, VI PROPONIAMO L’INTERVISTA FATTA A GIUSEPPE GIACOBAZZI, un comico dal talento intuitivo e spontaneo, quasi gli venisse “naturale”!

Un po’ di Giacobazzi “in pillole”:

  • Andrea Sasdelli nasce come cabarettista grazie alle sue performances nel ruolo di Giuseppe, il contadino romagnolo che, con accento tipico ed abito “vintage” si diletta a scrivere poesie e raccontare della propria quotidianità
  • Inizia la sua carriera nel 1985 come conduttore radiofonico, in una radio privata di Lavezzola, dove resterà fino al 1992
  • Nel frattempo, il già noto “Duilio Pizzocchi” lo nota e fa esordire in emittenti private;
    è in questo momento che Giuseppe assume il cognome di Giacobazzi, in onore dei produttori di vini.
  • Dalle emittenti private, dove riscuote successo, viene lanciato nel “Costipanzo Show” e  (dopo essersi sposato), nel 2004, raggiunge Rai2, da protagonista di “Tisana Bum Bum”.
  • Nel 2005, approda a Zelig Off, dal quale spicca fino a diventare comico fisso di Zelig, dal 2006 al 2012, quando vince la prima edizione di RiDiano – Festival della Comicità di Diano Marina.
  • Infine, nel biennio 2013-14 ha curato una rubrica a “Verissimo”, su Canale5
  • Oltre alla comicità, è entrato nel mondo dello spettacolo, attraverso cinema, serie TV, Teatro, Musica e Libri
  • E’ diventato papà nel 2013, esperienza della quale parla nel suo spettacolo “Un po’ di me”, ora in tour nei teatri di tutta Italia.

DOMANDE:

Perché la scelta di fare una parodia, come primissimo personaggio, al romagnolo (anche un po’ sgrammaticato, oltre che tipico esponente della civiltà contadina) ? 
Ti infastidisce essere riconosciuto come Giuseppe Giacobazzi anziché ricordato con il tuo vero nome (Andrea Sasdelli)?

G: no non mi infastidisce, anzi! È una sorta di tenerezza e di affezione perché un fin dei conti, quando ho cominciato, non avevo idea di cosa fosse la comicità e facevo quello che mi veniva naturale.
Per questa ragione, all’inizio, diedi al mio personaggio una caratterizzazione molto macchiettistica che poi crescendo si è persa.

Cosa ricordi del primo incontro con Maurizio Pagliari (alias Duilio Pizzocchi) e com’è stato ricevere fiducia da lui, che ti ha proposto al mondo dello spettacolo?

G: il nostro incontro è stato quando ancora nessuno dei 2 faceva il comico. Ci incontrammo in un osteria, come spesso capitava in quel periodo a Bologna, e diventammo subito amici. Sono 36 anni che ci conosciamo. Quando lui ebbe l’idea di cominciare a fare questo mestiere, e lo faceva part time, iniziò a frequentare le prime tv private, fu una cosa quasi naturale coinvolgerci.

Eravamo un gruppo di amici molto affiatato e quando nacque il “costipanzo show”, parodia del “Costanzo show” ci coinvolse immediatamente.

Maurizio ci diede subito fiducia perché lui è abituato così, sostiene da sempre che un occasione va data a tutti e poi era bello per noi stare sempre insieme.

Da attore a protagonista di show comici, per terminare, nel 2012, con la vittoria del premio “RiDiano – Festival della Comicità di Diano Marina”: come senti che è stato, e come credi o speri proseguirà questo percorso?

G: spero prosegua! Almeno finché non ho finito di pagare il mutuo!

Visto che ho una certa età, ormai sono vecchio per fare tante tournée, quindi magari, non si sa mai, vincere il super ENALOTTO non sarebbe male.

I conflitti dei quali parli, per esempio quelli generazionali o tra generi, sono portati nell’umorismo perché li hai vissuti fortemente in prima persona, oppure sono parodie “esterne”?

G: tutto quello che racconto o è perché è stata vissuta in prima persona, o perché è stato vissuto da qualcuno molto vicino a me, e quindi che ho potuto verificare e vedere la situazione che racconto.

Poi chiaramente le coloro e le ingigantisco forse un po’, però è tutta realtà.

“Un po’ di me”: la storia di un uomo che cambia e di un comico che si plasma. Perché questo spettacolo autobiografico (cosa volevi trasmettere di preciso al pubblico)? La paternità ha influito, e quanto, in questo processo?

G:  probabilmente ha influito tutto. Ha influito la paternità sicuramente, l’ultima parte dello spettacolo è dedicata proprio a questo e il bisogno di fare uno spettacolo più maturo. Oddio, parlare di maturità per me è abbastanza imbarazzante, diciamo che è stato più che altro il bisogno di regalare un altra faccia di me a coloro che investono tempo e denaro per venirmi a vedere. Volevo ringraziarli praticamente facendogli vedere un po’ meno il personaggio, che tanto ormai conoscono bene, e un po’ di più l’uomo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti in programma e quali i sogni per il futuro?

G:   i prossimi progetti in programma sono quelli… Di riposarmi! Non so se potrò farlo, ma mi piacerebbe moltissimo!

Rilassarmi e dare sfogo ai miei interessi: moto, musica e libri… E sopra ogni cosa godermi la mia famiglia!

Progetti futuri… Boh… Non so, siamo sempre alla ricerca di qualcosa che ci appaghi e ci gratifichi, io e la banda di cretini che mi circonda (ride)… Ma qualcosa di carino la tireremo fuori di sicuro!!!!!