Intervista a Massimo Lopez

a cura di Adolfo Rinaldi

Ciao, Massimo. Vorrei farti un’intervista un po’ atipica, perciò mi sono preparato qualche domanda da porti. Innanzitutto, vorrei ricordare la tua carriera televisiva e teatrale con il trio, composto oltre che da te, da Tullio Solenghi e Anna Marchesini, che inizia nel ‘82 e prosegue fino al ‘94. Con la formazione del trio hai fatto molti spettacoli di grande successo. Dopo questa esperienza, che tutti ricordiamo con molto piacere, ti sei misurato con le imitazioni. Se non ricordo male, e vorrei che tu me lo confermassi, ho letto da qualche parte che una suora pugliese da piccolo ti ha svelato dei trucchi per fare delle imitazioni efficaci. È la verità?

Sì, in un certo senso è vero.

Sono curioso di sapere quali sono. Ti va di svelarli al tuo pubblico? Ricordo le imitazioni irresistibili dei papi Woytila e Ratzinger, Costanzo, Prodi e di tanti altri.

In realtà, l’intento della suora della scuola elementare non era quello di insegnarmi a fare le imitazioni in senso stretto, nate invece dalla mia predisposizione a farle. In prima elementare questa suora, per attirare l’attenzione mia e dei miei compagni di classe, diceva: “Bambini, state buoni. Per imparare bene la lezione, oltre a stare attenti, dovete guardare bene il movimento delle labbra, così le parole vi rimarranno più impresse. Mi stupì molto questo suo modo di parlare e da allora iniziai ad osservare non solo il movimento delle labbra ma anche il movimento della testa, degli occhi, delle braccia e, in genere, il modo di gesticolare e di muoversi di chi avevo di fronte. Questa suora mi ha fatto capire quanto sia importante considerare i movimenti di ogni singola parte del corpo. Questa attitudine all’osservazione ha fatto sì che nel tempo riuscissi ad imitare le movenze di molte altre persone, quindi scherzosamente dico che un giorno è stata questa suora a darmi…il là per imitare qualcuno.

Penso che oggi più che mai sia importante la comunicazione non verbale.

In realtà, occorre essere un osservatore più che un ascoltatore. Per imitare, la prima cosa che un attore dovrebbe fare per rappresentare una persona è quella di guardarla attentamente per prendere degli spunti utili a raffigurarla al cinema o a teatro. Molti artisti famosi prendono spunto dall’osservazione di persone comuni, come per esempio il proprio meccanico, e proprio questa attitudine è fondamentale per il lavoro di un attore che deve interpretare dei personaggi in modo efficace.

Condivido pienamente ciò che hai detto e magari in futuro seguirò anch’io i tuoi consigli. Sei un artista poliedrico e ti sei misurato con grande successo in molti ruoli. Hai lavorato in televisione e in teatro, da solo e con il trio, hai fatto il conduttore e l’imitatore, hai avuto anche un’esperienza alla radio e sei apparso in spot televisivi memorabili. Voglio ricordare il mitico spot lanciato negli anni ‘90 dalla SIP, oggi Telecom, relativo alla campagna “Una telefonata allunga la vita”, dove tu interpretavi il ruolo di un condannato a morte in attesa di essere fucilato da un plotone di esecuzione. Il condannato però, prima di essere giustiziato, chiede come ultimo desiderio di fare una telefonata che, guarda caso, dura un po’ di tempo e sembra non finire mai. Con questa pubblicità sei entrato a far parte dell’immaginario collettivo e ci sei rimasto a lungo. Cosa pensi in generale della pubblicità e, in particolare, di questa esperienza in campo pubblicitario?

Questo spot durava un minuto. La campagna pubblicitaria della SIP, che si è protratta per otto anni, è stata la campagna più premiata al mondo, perché è stata apprezzata addirittura anche negli Stati Uniti dove ha destato grande eco. A seguito del successo di questa campagna è nato un programma televisivo che si chiamava “Mezzominuto d’Oro”, una sorta di Oscar della pubblicità. Il merito di questa campagna è stato quello di riportare il testimonial pubblicitario all’importanza che aveva al tempo del Carosello, una sorta di film con un formato seriale a episodi che permetteva di promuovere il marchio incuriosendo il pubblico. Ricordo che chi mi incontrava per la strada mi fermava per domandarmi come sarebbe andata a finire la storia. “Ti spareranno o no?”, mi chiedevano.

Scusa se ti interrompo. Come ricorderai, Carosello era suddiviso in pezzo e codino. Nella prima parte, che durava un minuto e mezzo, non si poteva assolutamente accennare al brand; nella seconda, invece, si potevano citare i vari prodotti delle aziende. Solo alla fine compariva lo slogan relativo al prodotto lanciato.

Per me è stato un gran divertimento girare questi spot, anche per la presenza sul set del regista Alessandro D’Alatri e del miglior direttore cinematografico della fotografia. Il set era stato ricreato in una cava di sabbia alla periferia di Roma (alle Cave della Magliana) dove spesso si giravano degli spot pubblicitari, il luogo ideale per ricostruire sia il deserto che il fortino della Legione Straniera dove si svolgeva la scena. Questo spot divenne talmente popolare che si pensò di lasciarlo lì e farlo diventare una meta turistica. Dal punto di vista pubblicitario, questo periodo è stato veramente eccezionale. Dopo questa campagna pubblicitaria ne sono nate tante altre con i testimonial, così sono tornati gli attori. Si pensi che prima di questa campagna della SIP negli spot compariva solo il nome del prodotto pubblicizzato. Questo è stato l’unico spot che ho girato perché era talmente forte che non ne sono seguiti altri.

Da allora le aziende, soprattutto quelle grandi, hanno utilizzato il testimonial come sinonimo di garanzia del prodotto nei confronti del consumatore. Il brand acquistava così sicurezza e aumentava la fiducia nei suoi confronti.

Infatti, subito dopo di me è subentrato Solenghi con la Lavazza, dando vita a storici spot.

Possiamo dire che questo è stato lo spot di una grande genialità che solo un grande come te poteva girare. Passavi dal ruolo di attore serio a quello scanzonato con la musichetta di sottofondo. Sei riuscito a rendere indimenticabile e leggera una situazione in sé molto drammatica.

Ora mi piacerebbe soddisfare un’altra curiosità. Tra le esperienze professionali che hai affrontato nei vari campi, dalla televisione al teatro, dalla radio alla conduzione televisiva e all’imitazione, qual è quella che ti ha lasciato un segno e che ti ha emozionato di più?

Sotto il profilo dell’emozione, devo dire che tutte le cose che ho fatto mi hanno dato grandi emozioni. Ogni esperienza è stata presa sempre di pancia, con una forte emotività. Ci sono state anche esperienze che sono capitate improvvisamente, diciamo nel mezzo del cammin di nostra vita. Un giorno, per esempio, ho ricevuto una telefonata inaspettata da Mina, un’artista che non conoscevo personalmente. “Mi piace come canti. Lo faresti un pezzo con me?”. Sono rimasto meravigliato per questa proposta fatta direttamente da lei, senza ricorrere all’intervento di un agente. Così nel ’94 sono andato a Lugano dove ho avuto l’onore di incidere un disco con lei, una canzone dal titolo “Noi” che ora si può trovare su YouTube, scrivendo: canzone Mina e Massimo Lopez Noi. Cantare con Mina e stare al suo fianco è stata un’emozione straordinaria. Tutte le altre cose che ho fatto, oltre il lavoro con il trio, come la fiction “Compagni di scuola”, “Professione fantasma” e altri programmi televisivi, mi hanno dato molta soddisfazione. Voglio ricordare anche “Scherzi a parte” e il festival della canzone napoletana presentato con Mike Bongiorno, due esperienze che mi hanno divertito molto.

Perché non parlare anche di “Tale e quale show”?

“Tale e quale show” è stato un ottimo programma che mi ha dato grande soddisfazione e molto divertimento. Mi è piaciuto perché mi ha dato la possibilità di essere un attore a tutti gli effetti in quanto dovevo imitare e interpretare. L’anno successivo in questo programma è subentrato Tullio Solenghi. Prima di accettare l’invito, mi ha chiesto un parere e io gli ho detto: “Vedrai che ti divertirai”.  L’anno seguente abbiamo duettato insieme e questo ha fatto nascere in noi la voglia di fare di nuovo qualcosa insieme. Ora infatti stiamo girando l’Italia e mettiamo in scena uno show di cui siamo interpreti e autori.

Quando arriverete a Bologna, verrò a vedere il vostro spettacolo. Ora vorrei sapere quali sono i tuoi progetti futuri insieme a Solenghi.

Per ora ci sono solo l’idea e la voglia di continuare a fare delle cose insieme, anche se ancora non abbiamo programmato nulla di preciso. L’intento di lavorare insieme però c’è. Non amo più fare programmi a lunga scadenza come una volta perché a questo punto della mia vita preferisco navigare a vista.

È stato un grande piacere intervistarti. Ti auguro un futuro pieno di belle emozioni.

 

Si ringrazia Massimo Lopez per la collaborazione.